La storia di Villa Grazioli

La Villa, antica dimora cardinalizia del XVI secolo, fu commissionata dal Cardinale Antonio Carafa nel 1580. La Villa racchiude tra le sue mura opere d’arte dei Maestri del XVI e XVII secolo, quali Ciampelli, Carracci e Pannini. Villa Grazioli è oggi un raffinato albergo da poco entrato a fare parte della prestigiosa catena internazionale Small Luxury Hotels of the World.

Questo marchio è sinonimo di qualità ed eccellenza e garantisce al cliente un servizio e un’accoglienza personalizzata e dedicata. Una lapide all’interno della piccola cappella della Villa riporta il testo di una lettera di Papa Gregorio XIII, datata 1580, indirizzata al fondatore della Villa: “ Il nostro diletto figlio Antonio Carafa, Cardinale diacono di S. Maria in Via Lata, richiamato a riprendersi dalle fatiche che assiduamente sostiene a vantaggio della comune religione, si è costruito una villa nell’agro tuscolano e avendo in animo non tanto di abbandonarsi agli agi, quanto piuttosto di attingere, nella tranquillità, ai celesti nutrimenti dello spirito, vi ha eretto una cappella dedicata a San Giovanni Battista”.

Così come Lucullo e Catone nel I secolo a.C., Antonio Carafa scelse di costruirsi una villa sui colli del Tuscolo per quel clima così mite e quell’atmosfera di pace che tutto pervade, oggi come allora. Un luogo dove ritemprarsi l’animo, lontano dalle frenetiche attività cittadine. Alla morte di A. Carafa, la Villa passò in eredità al Cardinale Ottavio Acquaviva d’Aragona, altra figura di rilievo nella storia della struttura, poiché commissionò gran parte della decorazione pittorica che riempie di vita e di colori i soffitti dei quattro saloni al piano nobile.

Purtroppo non conosciamo con certezza l’identità del pittore che ideò questi dipinti intorno al 1605. Nel 1613, la Villa passò di proprietà al Principe Michele Peretti. Questi, sotto suggerimento di suo fratello il Cardinale A. Montalto, commissionò la decorazione della Stanza dell’Eliseo al piano nobile ad un pittore della scuola bolognese dei Carracci, probabilmente lo stesso Antonio Carracci, nipote del celebre Annibale. Uno di questi dipinti è particolarmente importante, in quanto ritrae la Villa così come appariva in quegli anni: il platano dipinto 400 anni fa è lo stesso che si trova ancora oggi all’interno del parco.

L’acquisto della proprietà da parte della famiglia Odescalchi (1683), segnò per la Villa un periodo di grandi trasformazioni. Si trattò di grandi ampliamenti che finirono per modificare completamente la facciata meridionale. La costruzione di un secondo piano comportò la copertura della terrazza cinquecentesca.

Nel 1737, Baldassarre Erba Odescalchi commissionò la decorazione della nuova galleria ad uno dei più celebri pittori dell’epoca: Giovanni Paolo Pannini. Dopo più di un secolo, circa nel 1843, il Duca Pio Grazioli acquistò la proprietà della Villa. Egli promosse nuovi lavori di ampliamento, che modificarono l’ultimo piano della facciata settentrionale, che affaccia su Roma.

La torre centrale risalente al XVI secolo fu inglobata da una nuova struttura, che rese la Villa quella che è oggi. La II Guerra Mondiale segnò l’inizio di un lungo periodo di abbandono e incuria in seguito ai bombardamenti di Frascati. La Villa fu scelta come rifugio di un gruppo di cittadini rimasti senza tetto: ogni famiglia occupò una stanza della Villa e, con tende e materassi, la trasformarono nella loro casa. Una volta abbandonata dagli sfollati, la Villa fu lasciata decadere in uno stato di rovina e isolamento per più di quaranta anni. Un complesso intervento di restauro, iniziato nel 1987 dalla Società Villa Grazioli S.r.l. ha ora restituito alla struttura la sua eleganza architettonica.

Un tempo dimenticata dalla Storia dell’Arte, Villa Grazioli ha oggi riconquistato la dignità che spetta a un bene storico e culturale di importanza nazionale. Per i prossimi anni è previsto il completo restauro delle decorazioni pittoriche, secondo il programma approvato e supervisionato dal Ministero dei Beni e Attività Culturali..


Affreschi

Gli affreschi della villa

La villa ospita una ricca decorazione pittorica che può essere divisa in tre nuclei corrispondenti cronologicamente ai principali passaggi di proprietà che ne segnano la storia. Con la stanza delle Virtù Cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza) e la Stanza della Notte e del Giorno dipinte da Agostino Ciampelli, il visitatore della villa trova in definitiva, una pittura composta, contenuta, quasi intima, che proprio per il suo carattere lontano dalla fastosità della celebrazione rimanda al tema della meditazione.

Nei tre riquadri centrali il Carro del Sole è colto nel momento del sorgere, dello splendere e del tramontare. Gli altri due riquadri contengono un Paesaggio con mietitori e un Paesaggio con Contadini, in cui l'artista ha descritto minuziosamente alcuni particolari. La Galleria del Piano Nobile, attribuita al Ciampelli e ai suoi aiuti, ad affresco e a tempera, è decorata da scene naturali: nella volta che simula il cielo aperto solcato da angeli e nuvole, un bellissimo pergolato in prospettiva funge da elemento di raccordo tra l'interno della villa e l'esterno del giardino.

Nella volta della quarta stanza al piano nobile, troviamo la cosiddetta Stanza di Eliseo, che corrisponde alla seconda campagna decorativa eseguita all'epoca del Montalto che dimostra l'intervento di artisti di ambito bolognese, protetti proprio dal cardinale Alessandro, i quali hanno uno stile tipico proprio degli artisti che si formano intorno alla cerchia di Annibale Carracci.

Per comprendere lo spirito che anima la decorazione della Galleria del Pannini si deve tener conto della formazione del Pannini come scenografo, sviluppatosi alla scuola del famoso Bibbiena. Sulle pareti, alla raffigurazione a grisaille delle divinità classiche Apollo e Diana, si accompagnano le Allegorie delle Stagioni, rappresentate attraverso coppie di bambini in bilico sulle cornici delle porte, che giocano con i diversi attributi di ognuna di esse.

Quattro possenti figure femminili rappresentano i quattro continenti e un libro ai piedi dell'Europa porta incise le iniziali dell'autore. Nelle quattro sezioni in cui è divisa la volta, coppie di geni affiancano gli stemmi Odescalchi: l'aquila, il leone, la navicella e i segni dello Zodiaco. Possenti figure maschili sorreggono le cornici con i quattro elementi Aria, Acqua, Fuoco e Terra, accompagnati dai rispettivi attributi: bracieri fumanti per il fuoco, piante acquatiche, conchiglie e coralli per l'acqua, ortaggi per la terra, uccelli per l'aria.


L'Architettura

Villa Grazioli e la sua architettura

Nell’epoca in cui venne costruita, la Villa presentava una soluzione articolata scandita da due avancorpi laterali con al centro un portico sopra il quale si ergeva il corpo centrale. Questa soluzione architettonica traeva ispirazione dalla Villa Farnesina di Roma, opera di Baldassare Peruzzi.

Solo con Baldassarre Erba si procedette con i lavori architettonici più consistenti, presumibilmente compresi tra il 1723 e 1743. Il loggiato aperto venne trasformato in galleria e fu creato un nuovo appartamento. A questi lavori seguì l’opera di decorazione del Pannini databile tra il 1730 e il 1740. Il lavoro di recupero e di ristrutturazione come lo si vede oggi, è stato fatto dalla società Villa Grazioli che ha acquistato la Villa nel 1987. I lavori di restauro e ristrutturazione hanno avuto una durata di circa 10 anni.


Il Parco

Il meraviglioso parco della Villa

Il terreno sul quale sorge la Villa si trova in posizione dominante sotto le pendici del monte Tuscolo. L’area del parco che circonda la Villa si estende per più di 15.000 mq e ha un carattere prettamente agreste. La natura della zona verde è prevalentemente arborea, in passato costituita da alberi da frutto, da una limonaia, da un vigneto, un piccolo orto e dal giardino all’italiana.

Oggi il parco è composto da alberi ad alto fusto secolari come lecci, platani orientalis, i quali si ipotizza siano quelli rappresentati nell’affresco interno alla Villa nella Sala Eliseo, cedri del Libano, cedri Deodara, palme jubaea chilensis, pino del Caucaso e una sequoia. Sul viale d’accesso alla villa nel passato erano disposti filari di ippocastani che nel corso dei restauri sono stati eliminati.

Nel 1992 l’ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane) e la FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) hanno bandito un concorso nazionale per il restauro del Parco Secolare di Villa Grazioli al quale hanno partecipato ben 26 gruppi di studiosi altamente qualificati provenienti da ogni parte d’Italia. E stato scelto come progetto di recupero del giardino quello del gruppo presieduto dall’arch. Romano Greco che prefigge la valorizzazione delle attuali presenze arboree quali lecci, platani, cedri e dei residui di giardino all’italiana con i suoi cespugli di bosso.

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